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CONFERENZA STAMPA FEDERMODA CONFCOMMERCIO TREVISO

03/07/2020 17.14.37

TREVISO: IL CONTO DEL COVID 19 PER IL COMMERCIO DEL SETTORE MODA

E' stato presentato il 3 luglio 2020 - presso la sede di Confcommercio Treviso - un interessante focus Federmoda Treviso, elaborato dal Centro Studi EBiComLab sul terziario trevigiano del comparto fashion.

L'obiettivo è stato quello di misurare l'impatto del Covid19 nel settore abbigliamento, moda (pelletterie, accessori e calzature), indagando un campione selezionato della provincia di Treviso di 100 commercianti associati a Confcommercio, non legati a marchi in franchising.

L'indagine è andata oltre i cali di fatturato, ha analizzato gli strumenti e le strategie adottati dalle imprese, il rapporto con i fornitori, le relazioni con i consumatori, la diversificazione degli andamenti degli acquisti tra centri maggiori e centri maggiori.

Ne è emerso un quadro variegato, con qualche sorpresa e molte conferme.

I commercianti del settore “fashion” appaiono, nell'insieme “resilienti”, in quanto capaci (almeno per il 65%) di dotarsi di nuove strategie aziendali, modificando la propria struttura aziendale (35%), ampliando i canali di vendita (41%), modificando lo spazio espositivo (45%), incrementando gli strumenti digitali e le connessioni (48%).

E' confermato “l'affanno” economico di fondo del comparto, reduce da 70 giorni di lockdown, in totale crisi di liquidità (il 58% ha fatto richiesta ai finanziamenti bancari garantiti dallo Stato) e appesantito da contratti di affitto troppo onerosi e preoccupato per il personale dipendente.

Cambia, nella sostanza, la “vita” dentro ai negozi. Con la riapertura, solo il 27% dei negozi ha visto un maggiore afflusso di pubblico rispetto alle attese, mentre il protocollo di sicurezza ha impattato abbastanza pesantemente, visto che per il 67% delle imprese ha creato limitazioni, disagio nel provare la merce (53%), ostacoli nella relazione col cliente e quindi la diminuzione delle vendite (38%) o acquisti più rapidi e mirati (32%) o addirittura ostacoli all'entrata del punto vendita (16%). I consumatori, se da una parte si stanno confermando attenti al rispetto delle norme di sicurezza, dall'altra manifestano la volontà (per il 40%) di ridurre il tempo di permanenza nei negozi e l'orientamento ad acquistare articoli meno costosi e promozioni.

Complesso il rapporto negoziante-fornitore: l'89% ha ottenuto una dilazione di pagamenti ed il 40% uno sconto sulla merce, ma nell'insieme ne è uscito, pur con varie sfumature, un rapporto difficile e non soddisfacente.

Colpisce, quasi a sorpresa, anche se in realtà in linea con le tendenze in corso anche in altri comparti, una miglior tenuta degli scontrini e degli acquisti nei centri minori piuttosto che nelle città più grandi come Treviso, Conegliano, Castelfranco, Vittorio Veneto: a testimonianza del fatto che il lockdown ha rafforzato il legame col proprio territorio e col negozio sottocasa. A grande richiesta la spinta verso il digitale (il 41% dei commercianti la indica come riposizionamento nella strategia aziendale), che anche questa indagine conferma essere una delle strade principali per la ripresa.

I commenti
Per il Presidente di Unascom-Confcommercio Treviso Federico Capraro: “il quadro appare chiaro ed in linea con altri settori. Tre, secondo il presidente, sono i risultati che caratterizzano il cambiamento in atto. Il primo: la crisi di liquidità e la necessità di rivedere l'accesso al credito, significativo il numero di richieste ai finanziamenti garantiti ed in parte non ancora ottenuti, il secondo: la riduzione delle superfici di vendita verso cui sta andando il commercio, e quindi una diversa percezione delle città e dei centri storici ed urbani ed un ritorno alla dimensione “piccola” in generale ed infine – il terzo - la rivisitazione totale dei contratti di affitto e quindi la necessità di avviare azioni mirate per riformulare i rapporti coi proprietari. Temi sui quali Confcommercio si sta impegnando ed ha già avviato tavoli di confronto con i Comuni”.

Per il Presidente di Federmoda – Confcommercio Treviso, Guido Pomini: “il focus ci conferma: la grande spinta verso il digitale che oggi appare come la “scelta obbligata” per la maggioranza degli intervistati, anche in conseguenza dell'obbligo di distanziamento, ma che potrebbe diventare - di fatto- anche una nuova modalità di vendita con l'incremento degli strumenti a disposizione. Alla luce dell' insufficiente risultato della ricontrattazione degli accordi commerciali durante e alla fine del lockdown, è e sarà necessario rivedere le basi contrattuali (copia commissione) con le quali si fanno gli approvvigionamenti e la necessità di trasformare quel 26% ovvero il dato relativo alle imprese che pensano di licenziare, come uno strumento di forte resilienza attraverso la loro riqualificazione verso un percorso di crescita aziendale nell'ambito digitale”.

Infine, per il Presidente di EBiCom Massimo Marchetti, questa indagine conferma “come sia necessario potenziare le politiche attive per evitare una potenziale importante fase di licenziamenti. Si conferma inoltre la validità di aver semplificato per le piccole e medie imprese tutti gli obblighi imposti in materia di sicurezza per gestire la fase Covid 19 e la necessità di avviare, come parti sociali, progetti non solo formativi, ma adeguati per consentire la riqualificazione del personale verso i nuovi orientamenti di consumo sia all'interno del settore sia verso altri settori”.

 

La stessa tipologia di indagine è in questi giorni effettuata dal Centro Studi EBiComLab anche sul territorio di Milano in collaborazione con FederModaMilano.

 

MASSIMO TORTI SU MITOMORROW: Commissioni Pos da ridurre a tutti i commercianti e limite alluso dei contanti che non aiuta commercio e turismo

30/06/2020

MASSIMO TORTI SU MITOMORROW: Commissioni Pos da ridurre a tutti i commercianti e limite all'uso dei contanti che non aiuta commercio e turismo

Su Mi-Tomorrow del 30 giugno 2020 è stata pubblicata un'intervista al Segretario Generale di Federazione Moda Italia, Massimo Torti, sul provvedimento che dal 1° luglio introduce il limite a 2000 euro all'uso dei contanti: "Non aiuta il commercio, non favorisce il turismo, non combatte il riciclaggio. 

Come vivete questo appuntamento?

«E' un provvedimento delle legge di stabilità del 2020, fissato nel 2019 che porterà il limite dei contanti a 1.000 euro l'1 gennaio 2022: io dico che si tratta di un passo indietro».

Per quale motivo?
«Era stato già deliberato dal governo Monti, poi l'1 gennaio del 2016 si era tornati al limite dei 3.000 euro».

Nel merito perché è così critico?
«La decisione del governo Monti non mi sembra abbia suscitato un indotto positivo né è servito a contrastare l'evasione fiscale o a provocare effetti positivi sul turismo: chi voleva spendere di più liberamente poteva andare in un altro paese europeo dove non ci sono questi vincoli».

Negli altri Paesi non ci sono quattro organizzazioni criminali così forti come in Italia…
«Io intanto penso che gli italiani siano persone perbene e che generalizzare sia sempre sbagliato. Lo dico precisando che la Confcommercio, cui noi apparteniamo, è in prima fila nel contrasto all'evasione, basti pensare alle giornate della legalità che abbiamo organizzato, noi siamo assolutamente per un commercio legale. Il punto è che c'è una questione di principio che deve essere affrontata».

Di cosa si tratta?
«Le carte di credito sono sempre più importanti oggi nel commercio. Il provvedimento del governo prevede dal 1° luglio un abbattimento del 30 per cento sulle commissioni del Pos per chi vanta ricavi inferiori a 400.000 euro: c'è un problema per coloro che fatturano di più».

In una città come Milano non sono pochi.
«Certo anche se con il coronavirus i ricavi sono diminuiti del 70% rispetto allo scorso anno: è un dato che risente anche dello smart working che ha sottopopolato gli uffici».

Quanto stanno incidendo le misure antivirus sulle attività commerciali?
«Il tema va oltre il coronovirus, solo per il settore moda faccio notare che negli ultimi 8 anni sono stati chiusi 52mila punti vendita».

Tornando alla normativa sui contanti è difficile pensare che chi vuole fare un acquisto di 3.000 euro voglia portarsi la cifra in banconote.
«Sono d'accordo, ma il ragionamento da fare è un altro, bisogna considerare che l'innalzamento dei contanti darebbe impulso al turismo e favorirebbe il commercio, con particolare riferimento al lusso».

In sintesi, è una riforma incompleta?
«Condivido, la soglia della riduzione delle commissioni del Pos va riesaminata. Inoltre ridurre a soli 1000 euro i contanti a disposizione, come accadrà dal 1° gennaio 2022, ci metterà in una situazione unica in Europa, bisogna operare in un contesto europeo. Ad ogni modo voglio vedere quali effetti produrrà questo provvedimento».

E' disponibile a cambiare opinione?
«Se porta effetti positivi ben venga questa novità altrimenti bisogna pensare ad altro».

 

CUOIO, PELLE E PELLICCIA: ACCOLTE NEL DECRETO LEGISLATIVO N. 68 DEL 9 GIUGNO 2020 LE RICHIESTE DI FEDERAZIONE MODA ITALIA

29/06/2020

CUOIO, PELLE E PELLICCIA: ACCOLTE NEL DECRETO LEGISLATIVO N. 68 DEL 9 GIUGNO 2020 LE RICHIESTE DI FEDERAZIONE MODA ITALIA

Sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 160 del 26 giugno 2020 è stato pubblicato il DECRETO LEGISLATIVO n. 68 del 9 giugno 2020 contenente "Nuove disposizioni in materia di utilizzo dei termini «cuoio», «pelle» e «pelliccia» e di quelli da essi derivati o loro sinonimi e la relativa disciplina sanzionatoria, ai sensi dell'articolo 7 della legge 3 maggio 2019, n. 37 - Legge europea 2018", che ha accolto tutte le istanze avanzate da Federazione Moda Italia – Confcommercio.

Il decreto Legisativo, che ha abrogato la legge n. 1.112 del 16 dicembre 1966 - vieta l'immissione e la messa a disposizione sul mercato con i termini, anche in lingua diversa dall'italiano, «cuoio», «pelle», «cuoio pieno fiore», «cuoio rivestito», «pelle rivestita» «pelliccia» e «rigenerato di fibre di cuoio», sia come aggettivi sia come sostantivi, anche se inseriti con prefissi o suffissi in altre parole o in combinazione con esse, ovvero sotto i nomi generici di «cuoiame», «pellame», «pelletteria» o «pellicceria», di materiali o manufatti composti da materiali che non rispettino le corrispondenti definizioni previste dalla norma.

Tra le condotte che saranno punite sono ricomprese la mancanza di etichetta o contrassegno e l'utilizzo di etichetta o contrassegno non conforme ai requisiti richiesti, prevedendo sanzioni per chi effettivamente etichetta i prodotti (produttori/importatori) che vanno da un minimo di 1.500 euro ad un massimo di 20.000 euro.

Ai commercianti è lasciata la sola verifica della presenza dell'etichetta e della corrispondenza delle informazioni in essa contenute con quelle indicate in fattura. In caso di violazione, il distributore sarà assoggettato ad una sanzione da 700 euro a 3.500 euro, salvo che non dimostri la rispondenza di dette indicazioni con quelle rilasciategli dal suo fornitore nel documento commerciale di accompagnamento.

Il presente decreto entra in vigore  il 23 ottobre 2020 e cioè 120 (centoventi) giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Altra richiesta di Federazione Moda Italia, che è stata accolta, riguarda la possibilità di smaltire le scorte.

Ex art. 11 del presente provvedimento: "I materiali ed i manufatti di cui all'articolo 2, comma 1, immessi sul mercato prima dell'entrata in vigore del presente decreto ed etichettati conformemente alla legge 16 dicembre 1966, n. 1112, possono continuare ad essere messi a disposizione sul mercato, ai fini dell'esaurimento delle scorte, entro il termine di ventiquattro mesi dall'entrata in vigore del presente decreto". Sarà possibile la vendita di prodotti in magazzino fino all'esaurimento delle scorte entro e non oltre il 22 ottobre 2022

MASSIMO TORTI FEDERAZIONE MODA ITALIA RADIO RAI GR1 SALDI

28/06/2020

FEDERAZIONE MODA ITALIA AL GR1 RAI SUI SALDI

Sul Giornale Radio della Rai GR1 delle ore 13.00 di domenica 28 giugno, è andato in onda un servizio della giornalista Gelsomina Testa con l'intervista al Segretario Generale di Federazione Moda Italia-Confcommercio, Massimo Torti, sui saldi estivi. I commercianti sperano nel revenge spending cioè lo shopping come vendetta contro il coronavirus, per tornare ad incassare dopo mesi di magra. In soccorso del comparto, tra i più fiaccati dall'emergenza sanitaria, è arrivata la Conferenza delle Regioni che ha deciso di posticipare i saldi per la stagione estiva al 1° agosto. Un modo per consentire ai negozianti di vendere a prezzo pieno per un mese in più - spiega Massimo Torti - recuperando i mancati guadagni. Dal termine del lockdown ad oggi gli acquisti sono calati di oltre il 70% auspichiamo che l'autunno porti i consumi ad un livello capace di far resistere i negozi e di non farli chiudere entro la fine dell'anno. 

RENATO BORGHI sky tg24

24/06/2020

RENATO BORGHI SU SKY TG24: incassi scesi almeno del 50 per cento

Su SkyTG24 del 24 giugno è andato in onda un servizio sulla situazione dei negozi di moda dopo la riapertura del 18 maggio e sull'effetto downsizing con un intervento del Presidente di Federazione Moda Italia, Renato Borghi: "Il 76% dei negozi ci segnala un calo dei ricavi e delle vendite, solo il 7% un incremento e un 17% è ai livelli dello scorso anno. Il calo dei fatturati è superiore al 50% nella media ed incide molto lo smart working. Quanto al fenomeno di downsizing che si sta diffondendo soprattutto nei grandi centri, riguarda scelte imprenditoriali di posizionamento che forse sarebbero state compiute nel tempo con una diversa gradualità, ma che in questo nuovo paradigma della distribuzione moderna, la pandemia ha certamente accelerato...". Nel servizio è intervenuto anche Roberto Zaccardi, Amministratore Delegato di BBB SpA.

federazione moda italia su tg2000

21/06/2020

FEDERAZIONE MODA ITALIA al TG2000

Federazione Moda Italia è intervenuta il 19 giugno 2020 su TG2000 per fare un bilancio sui consumi: calo delle vendite del 76% dei negozi moda rispetto allo stesso periodo pre-covid. A un mese dal termite del lockdown il 94% dei negozi d'abbigliamento ha riaperto con la massima sicurezza. Dopo la prima settimana più incoraggiante non si sono registrate grandi risposte da parte dei consumatori. L'auspicio è che si allentino le preoccupazioni unitamente ad un miglioramento del clima di fiducia che potrà arrivare con l'apertura dei confini e la ripresa del turismo...

MASSIMO TORTI SEGRETARIO GENERALE FEDERMODA ITALIA AL TGCOM24

21/06/2020

FEDERAZIONE MODA ITALIA su TGcom 24

Su TGCOM24 di domenica 21 giugno, il Segretario Generale di Federazione Moda Italia, Massimo Torti, è intervenuto sul tema del lockdown e dell'importante calo delle vendite. Qualche soddisfazione è arrivata dallo shopping di prossimità, nei negozi di fiducia, ma, complice l'effetto grotta del prolungato utilizzo dello smart working, si sono ridotti i flussi delle persone e di conseguenza gli stessi consumi. Ci aspettiamo, comunque, che quando si tornerà alla normalità anche i consumi torneranno. C'è stato poi un incremneto delle vendite nell'e-commerce così come c'è stato un incremento ell'utilizzo del canale on line da parte dei nostri negozi, ma i consumatori preferiscono sempre la parte relazionale ed emozionale degli acquisti nei negozi fisici....

MASSIMO TORTI federazione moda italia sul TG4

20/06/2020

FEDERAZIONE MODA ITALIA su lavoro e consumi al TG4

Su TG4 di sabato 20 giugno il Segretario Generale di Federazione Moda Italia, Massimo Torti, è intervenuto sul tema dell'impatto del lavoro a distanza sui consumi di moda....

RENATO BORGHI FEDERMODA LAVORO AGILE TRA LUCI E OMBRE

19/06/2020

RENATO BORGHI FEDERMODA: "LAVORO AGILE TRA LUCI E OMBRE

Il presidente Borghi fa un bilancio delle vendite per i negozi di moda ad un mese dal termine del lockdown. "Lo smart working è stato utile per ridurre le presenze ma potrebbe avere effetti devastanti su relazioni sociali, consumi e trasporti”.

“Ad un mese esatto dal termine del lockdown per i negozi di moda – afferma Renato Borghi, Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – il 94% ha riaperto in Italia con la massima sicurezza per tutti. Per fare un bilancio sui consumi, dopo la prima settimana più incoraggiante, non abbiamo registrato grandi risposte dai consumatori. Ad oggi, nonostante gli sconti presenti nelle vetrine, il 76% dei fashion store ha registrato un calo delle vendite rispetto allo stesso periodo pre-covid; per il 17% le entrate sono in linea con quelle dello scorso anno e solo un 7% ha avuto un incremento. Qualche soddisfazione è arrivata dallo shopping di prossimità. Per il resto si aspetta che si allentino le preoccupazioni, unitamente ad un miglioramento del clima di fiducia che potrà arrivare con l'apertura dei confini e la ripresa del turismo, quanto meno quello intracomunitario. Anche lo smart working ha paralizzato gli spostamenti dei lavoratori dentro e verso le città più popolose e produttive.
L'invito del Governo al massimo utilizzo del lavoro agile – continua Borghi – è stato preso alla lettera da gran parte di Enti pubblici e privati, riducendo in modo sostanziale e straordinariamente importante i flussi delle persone: quindi una modalità certamente più ‘smart', ma sicuramente meno ‘work' per i nostri negozi. Gli incontri e le riunioni in presenza, anche dei sistemi di rappresentanza, sono saltati e con essi gli spostamenti, creando, come effetto collaterale, la drastica riduzione dei consumi.
Si capisce – conclude Borghi – che le aziende che hanno sfruttato questa nuova soluzione di lavoro abbiano tratto qualche beneficio dalla riduzione dei costi, senza incidere più di tanto sulla produttività, ma al contempo ritengo che questo approccio non debba essere troppo prolungato in tempi di normalità perché potrà avere effetti devastanti su relazioni sociali, consumi e trasporti”.