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CORONAVIRUS FEDERAZIONEMODAITALIA

24/02/2020 16.52.23

CORONAVIRUS: FEDERAZIONE MODA ITALIA PER UN'AZIONE DI SISTEMA DELLA FILIERA MODA

A seguito delle note vicende legate all'epidemia del “COVID-2019” (cd coronavirus), Confcommercio si è prodigata al fine di prevedere nell'imminente provvedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri di “Misure Urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenze epidemiologica da COVID-2019”, alcuni punti a favore delle PMI del nostro settore.

Federazione Moda Italia:

  1. vista la rapida diffusione del virus che ha influenzato, purtroppo negativamente, il normale svolgersi dell'attività lavorativa delle aziende associate;
  2. valutate le comprensibili reazioni dei consumatori che hanno declinato ogni forma di acquisto “non necessaria”, a favore di acquisti legati ai generi alimentari e farmacologici;
  3. avanzato il timore che questa situazione influisca e ancor di più influirà negativamente sugli incassi delle nostre attività commerciali, che purtroppo si ripercuoteranno sui pagamenti previsti per la fine del mese;
  4. ritenuto straordinariamente necessario ed urgente lavorare insieme, come un vero Sistema di filiera, per proporre insieme misure volte a prevenire e contrastare un'emergenza anche economica del settore;

segnala la situazione di disagio, proponendo di lavorare uniti per limitare l'impatto di un simile scenario e prevedere eccezionali misure per una “Quarantena commerciale” fino al termine del periodo individuato ufficialmente dalle Istituzioni quali, ad esempio:

1. il differimento delle tratte ai fornitori in scadenza
2. la moratoria degli insoluti bancari in ABI - Banca D'Italia
3. sospensione della segnalazione in Centrale Rischi
4. una moratoria per IVA, tasse e mutui
5. il differimento dei pagamenti dei canoni e agevolazione di locazione anche attraverso sgravi ai locatari

 

MISAF 2020 MASSIMO TORTI XIAOMEI YIN MARIO BOSELLI FRANCESCO PAGLIARICCIO

13/02/2020 17.24.24

MISAF 2020: Il meglio della produzione calzaturiera cinese dal 10 al 12 giugno a Milano

‘Nonostante la delicata situazione attuale dettata dal coronavirus, siamo fiduciosi e positivi che le misure messe in atto a livello nazionale e internazionale permetteranno il regolare svolgimento della fiera. Stiamo proseguendo con l'organizzazione di MISAF 2020 e siamo qui oggi a Milano proprio per presentarvela e raccontare le principali novità'.

Si è aperta così la presentazione della seconda edizione di MISAF, in programma a Milano dal 10 al 12 giugno prossimi, sempre presso gli East End Studio, che ha messo in luce anche le nuove partnership con realtà italiane quali la Federazione Moda Italia e l'Accademia di Belle Arti di Brera.


All'edizione di quest'anno parteciperanno circa 100 espositori, provenienti dalle principali zone di produzione, quali Zhejiang, Fujian, Guangdong, Sichuan, Shandong e Jiangsu. Queste 6 province insieme rappresentano il 70-80% dell'export dell'intera produzione calzaturiera cinese.

‘Avremo in Italia il meglio della produzione a volume cioè le calzature col miglior rapporto qualità-prezzo-design per rispondere alla mission di MISAF che è ‘scarpe per tutti' ed alcune eccellenze del ‘made in Cina' per qualità, sostenibilità, tecnologia e innovazione. Due anime che ben rappresentano il nostro comparto produttivo'. Ha dichiarato in videoconferenza Wang Ying, Segretario della Camera di Commercio Nazionale Cinese per l'Import e l'Export delle Calzature.

Secondo le statistiche doganali cinesi, da gennaio a novembre 2019, il valore totale delle importazioni e delle esportazioni di calzature cinesi ha raggiunto 48 miliardi di dollari: le esportazioni ammontano a 42 miliardi e 900 milioni di dollari, mentre 5 miliardi e 100 milioni di dollari sono le importazioni. Dall'UE la Cina importa calzature per 1 miliardo di dollari, di cui 776 milioni dall'Italia; principalmente scarpe in pelle che rappresentano il 69% delle scarpe importate dall'Italia. Negli ultimi anni, la quota di mercato della calzatura cinese in Italia è rimasta sostanzialmente invariata e si è attestata intorno al 15%.
Stati Uniti e UE rappresentano il principale mercato d'importazione del prodotto cinese nel mondo e negli ultimi tre anni secondo i dati GTA (Global Trade Atlas), la quota di mercato della Cina di esportazione verso gli Stati Uniti è passata dal 56% del 2017, al 50% del 2019, mentre nel mercato UE ha perso un solo punto percentuale passando dal 42% nel 2017 al 41% del 2019.
La scelta di Milano, metropoli internazionale e città del design e della moda, quale hub per l'Europa e punto d'incontro di tutti professionisti del settore si conferma sempre valida e qui avrà luogo la seconda edizione di MISAF, dedicata alla scarpa e alla sua funzione di facilities della vita quotidiana, perché è il ‘mezzo personale' che ci supporta da mattina a sera aiutandoci negli spostamenti e quindi assume sempre maggior importanza per camminare in modo confortevole, innovativo e sicuro.
Dopo 40 anni di presenza nel settore calzaturiero, la realizzazione di una filiera ad hoc e una produzione industriale di qualità che si alza sempre più, (la Cina è infatti uscita dalla fascia produttiva più bassa dove non è più competitiva), il valore aggiunto della produzione cinese sta acquisendo sempre più importanza grazie all'accresciuta tecnologia e innovazione utilizzati, alla funzionalità e sostenibilità del prodotto, alla competenza e flessibilità produttive sino alla capacità di mescolare creatività e materie prime innovative.

‘Oltre a mantenere il mercato europeo di fascia media desideriamo collaborare anche con design e brand europei promuovendo lo sviluppo comune. Un paio di scarpe può integrare risorse globali? Il design potrebbe venire dall'Italia, la pelle da Spagna o Nuova Zelanda, le macchine e apparecchiature provenire dall'Italia o dalla Cina stessa, gli accessori dalla Romania o da un paese sudamericano e la produzione potrebbe essere fatta in Europa, in Cina o in paesi dell'Asia Sud-orientale. Una scarpa del genere da dove verrebbe? Credo dovrebbe essere etichettata come ‘global citizen' perché frutto di una collaborazione internazionale. Attraverso questa edizione di MISAF speriamo di favorire e sostenere questo originale tipo di collaborazione che segnerebbe una vera e propria rivoluzione produttiva a beneficio di tutti.' -  ha concluso Wang Ying.

Al centro dell'intervento del Cavalier del Lavoro Mario Boselli la centralità di Milano quale polo fieristico: ‘Il mio personale plauso agli organizzatori di MISAF per aver scelto Milano quale sede della loro fiera; la nostra città è uno dei migliori poli fieristici in tutta Europa nonché la riconosciuta capitale della moda e del fashion. Sono quindi lieto di dare il benvenuto a MISAF, ai suoi organizzatori e alle aziende che a giugno saranno qui nella nostra bella città al top per qualità della vita. ' – ha dichiarato Boselli – ‘e con cognizione di causa posso confermare che la qualità del prodotto calzaturiero cinese è cresciuta nel tempo. Vado in Cina dagli anni '70, più volte l'anno, e ho potuto constatarlo personalmente'.

Il Prof. Francesco Pagliariccio ha poi presentato il progetto nato dalla collaborazione tra la Scuola di Scenografia dell'Accademia di Brera, indirizzo specialistico di Scenografia per il Cinema e la TV (di cui è un docente) e la società Plum Solution (organizzatrice di MISAF), che vede coinvolti gli iscritti al primo e secondo anno di corso, circa 38/40, tra cui diversi ragazzi stranieri compreso 6 studenti cinesi.  Un premio in denaro o borsa di studio è prevista per ciascun componente del gruppo di studenti autore del progetto scelto, che verrà erogato direttamente a favore degli studenti. ‘L'accordo siglato tra le nostre due realtà ha per oggetto la realizzazione di installazioni e personalizzazioni di aree espositive della fiera MISAF, che saranno ideate dagli studenti iscritti a Cinema e TV e che verranno realizzate a cura del committente stesso in base alle indicazioni progettuali. L'Accademia ha individuato dei piccoli gruppi di studenti, composti da 3 a 5 persone, che svilupperanno delle soluzioni artistico/progettuali e metteranno a punto le migliori soluzioni possibili – ha dichiarato il Prof. Pagliariccio – I ragazzi del gruppo selezionato avranno anche l'opportunità di seguire gli allestimenti e vedere realizzato il loro progetto.'

È stato poi il Segretario Generale della Federazione Moda Italia, Massimo Torti, a presentare la collaborazione avviata con MISAF: ‘Le manifestazioni fieristiche rappresentano per i buyer uno strumento strategico per fare relazione, ricerca di prodotto e sviluppo del business e Federazione Moda Italia-Confcommercio rappresenta 30 mila punti vendita del dettaglio moda, abbigliamento, calzature, pelletterie, accessori, articoli sportivi e tessile per la casa in Italia. Ci fa piacere, dunque, quando eventi ļ¬eristici, come MISAF, pensano a soluzioni utili a coinvolgere in modo adeguato il retail italiano, agevolandone la partecipazione e l'incremento della conoscenza del prodotto e della lavorazione'.

Sono poi state presentate alcune delle aziende che stanno cambiando la tradizionale industria calzaturiera cinese con la propria creatività e innovazione come il giovane brand CLORTS, specializzato nella produzione di scarpe di alto livello per le attività sportive all'aria aperta che ha avviato una svolta tecnologica e innovativa dei prodotti puntando su tessuti e materiali che migliorano la funzionalità delle calzature (tessuti traspiranti, impermeabili e in grado di controllare la temperatura); la tedesca Max Bahr, acquisita dalla cinese Putian Sinosun, che realizza una linea di calzature sportive ricche di stile e di spirito tecnologico conformi all'industria 4.0 utilizzando materiali di ottima qualità, a base acquosa ed ecologici, solette correttive dell'arco plantare e massaggianti.

La Ranch Footwear, realtà all'avanguardia attenta a qualità (rispetto delle norme SEDEX e ISO9001) e sostenibilità, dotata di un Centro R&S, impegnata nello sviluppo di materie prime nuove e smart, quali materiali tessili di raffreddamento e solette in poliuretano estremamente leggere e con all'attivo numerose collaborazioni con brand internazionali come Adidas, Asics e Angel Chen era presente in videoconferenza con Olive Chen ceo di Ranch International.

Sheme è stato il primo brand cinese a debuttare alle settimane della moda di Parigi, Londra e New York, capace di unire il fascino antico e tradizionale del ricamo del Sichuan, patrimonio culturale immateriale dell'Unesco, all'artigianato calzaturiero di lusso occidentale e al design internazionale.  Presente anche alla scorsa edizione di MISAF, quest'anno porterà anche il suo famoso brand Aiminer, di stampo più moderno.

Ha chiuso i lavori Xiaomei Yin, General Manager di Plum Solution che ha posto l'accento sui brand più noti tra i produttori a volume come: Baolite, Huadeli, Jacata, Kangnai, Ruian Hongre e Xidebao.

Buyer, distributori e tutti i professionisti del settore, sia italiani che europei, potranno vedere e acquistare scarpe di qualità a prezzi più che convenienti direttamente dai produttori asiatici.

‘La Fiera, in programma dal 10 al 12 giugno, sarà aperta dalle 09.00 alle 17.00 di ogni giorno presso Studio Novanta, East End Studio di Milano, location molto conosciuta a Milano e gestita da esperti del settore fieristico. Stiamo ancora mettendo a punto il programma delle tre giornate, posso però anticipare che il 10 giugno al mattino ci saranno l'inaugurazione e la conferenza stampa d'apertura, seguita dalla premiazione del miglior gruppo di studenti della scuola di Scenografia per il cinema e la TV, dell'Accademia Brera che hanno realizzato il progetto vincitore selezionato per realizzare gli allestimenti di questa seconda edizione di MISAF, collaborazione di cui siamo molto fieri, e da un Party di fine serata'.

Quest'anno a disposizione dei visitatori ci saranno delle navette, per poter raggiungere agevolmente MISAF senza dover usare l'auto per spostarsi. Le navette partiranno a orari prestabiliti dalle stazioni ferroviarie di Milano Centrale e Milano Rogoredo e dagli aeroporti di Milano Linate e Milano Malpensa. Orari e aggiornamenti saranno pubblicati anche sul sito MISAF.

Il salone è rivolto a tutti i professionisti del settore calzaturiero: dai buyers sino agli e-commerce, e naturalmente a tutti i media di settore e non.
 

CUOIO, PELLE E PELLICCE: Consiglio dei Ministri vara schema Decreto Legislativo. Accolte richieste Federmoda

11/02/2020

CUOIO, PELLE E PELLICCE: Consiglio dei Ministri vara schema Decreto Legislativo. Accolte richieste Federmoda

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, uno schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di utilizzo dei termini “cuoio”, “pelle” e “pelliccia” e di quelli da essi derivati o loro sinonimi e la relativa disciplina sanzionatoria ai sensi dell'articolo 7 della legge 3 maggio 2019, n. 37 - Legge europea 2018.
 
Il nuovo provvedimento, che dovrà essere approvato in via definitiva prevedendo l'abrogazione della legge n. 1.112 del 16 dicembre 1966, accoglie tutte le istanze avanzate da Federazione Moda Italia – Confcommercio.
 
Tra le condotte che saranno punite sono ricomprese la mancanza di etichetta o contrassegno e l'utilizzo di etichetta o contrassegno non conforme ai requisiti richiesti, con l'introduzione di sanzioni fino a 20 mila euro per chi effettivamente etichetta i prodotti (produttori/importatori).
 
Agli Operatori Commerciali è coerentemente lasciata la sola verifica della presenza dell'etichetta e della corrispondenza delle informazioni in essa contenute con quelle indicate in fattura.
 
Altra richiesta di Federazione Moda Italia che è stata accolta riguarda la possibilità di smaltire le scorte entro 24 mesi dalla pubblicazione del Decreto Legislativo.
 
L'attività di accertamento delle eventuali violazioni sarà svolta, nell'ambito delle ordinarie attività istituzionali, dalle Camere di Commercio, dall'Agenzia delle dogane (limitatamente alle fattispecie relative all'immissione in libera pratica dei prodotti), dalla Guardia di Finanza e dalla polizia giudiziaria, mentre il Ministero dello sviluppo economico curerà l'attività di monitoraggio e coordinamento delle diposizioni.
 
 
MASSIMO TORTI SU MILANO FINANZA MF FASHION

30/01/2020

MODA SOSTENIBILE: APPROFONDIMENTO CON FEDERAZIONE MODA ITALIA SU MILANO FINANZA MFFASHION

Su Milano Finanza - MFFashion del 30 gennaio è stato pubblicato un articolo a firma di Carlo Buonamico sulle iniziative green nel mondo della Moda con l'intervento del Segretario Generale di Federazione Moda Italia, Massimo Torti: «Il tema della sostenibilità è un vero mantra per tutti gli operatori della moda ed è dettato dal consumatore stesso che indirizza le aziende verso un equilibrio tra produzione, ambiente e business model, fino ad arrivare alla composizione del prezzo». In altri termini la moda diventa sempre più eco-sostenibile ed etica lungo tutta la filiera. Uno dei temi che in Italia si sta portando avanti è quello della tracciabilità dei processi sostenibili di questo settore, affinché il consumatore finale possa scegliere in base alla qualità di quello che acquista. «Il Sistema Moda, nell'ambito del Tavolo della Moda, ha stretto un accordo con il ministero dello Sviluppo Economico per dare vita a un progetto pilota che vede l'applicazione della blockchain alla filiera tessile proprio per certificare il processo, dalla identificazione delle materie prime alla loro trasformazione», spiega Torti, auspicando che un'analoga progettualità possa essere applicata anche al retail. Il progetto avviato dal Mise potrà infatti «assicurare anche la fase finale dedicata alla corretta informazione al consumatore sul tipo di acquisto effettuato e del negozio in cui è avvenuta la vendita, per un processo sempre più consapevole e trasparente. La tracciabilità con la tecnologia blockchain infatti garantisce informazioni sulla standardizzazione, l'immutabilità e l'autenticità di dati e documenti, la loro sicurezza e quindi anche in ambito di tutela del made in Italy e di contrasto alla contraffazione», aggiunge l'esponente di Federmoda. Senza dimenticare che anche il retail si è messo in gioco in prima persona, con particolare riferimento alla sostenibilità ambientale dei negozi. «Già dal 2015 è stata approvata la norma tecnica Uni 11566-2:2015 che descrive «come fare bene le cose», con l'obiettivo di promuovere una classificazione volontaria dei punti vendita del settore moda sulla base di requisiti standard individuati ed approvati da Uni con Federazione Moda Italia, profilando e attribuendo un rating ai negozi. Che possono fregiarsi dell'appellativo «retail», «fashion retail», «plus» e «top», a seconda degli standard riconosciuti, cui aggiungere una connotazione qualificante «green» dettata dall'attenzione alla sostenibilità ambientale, economica e etica», chiosa Torti

I NEGOZI DI MODA NELLERA DI INTERNET: SPEAKERS CORNER DI FEDERAZIONE MODA ITALIA SU LINEA INTIMA

29/01/2020

I NEGOZI DI MODA NELL'ERA DI INTERNET: SPEAKER'S CORNER DI FEDERAZIONE MODA ITALIA SU LINEA INTIMA

Linea Intima Edit ha presentato un nuovo speaker's corner che, con contributi periodici a firma di Federazione Moda Italia con un'analisi puntuale sui temi di maggiore attualità per il dettaglio di moda in Italia.
 
A pochi giorni dal Gala Stelle Best Shop Awards, che da tre edizioni si avvale del prezioso patrocinio di Federazione Moda Italia – Confcommercio, il Presidente di Federmoda Renato Borghi presenta una panoramica dei nuovi scenari che il mondo web, i social network e il canale e-commerce aprono oggi per il dettaglio di moda. Bilanci, sfide, opportunità.
 
Da un'indagine del 2019 commissionata da Federazione Moda Italia a Format Research è emerso che i principali fattori della crisi dei negozi del settore moda e/o di ostacolo alla loro crescita sono:
  1. pressione fiscale (82%)
  2. burocrazia (67,1%)
  3. concorrenza sleale delle catene (57%), dei colossi del web (51%), dei Factory Outlet Center (41%)
  4. costo dei pagamenti elettronici (40,7%)
  5. contraffazione (28%).

Quanto alla pressione fiscale, l'ultimo Rapporto della Banca Mondiale evidenzia come il “Total Tax Rate” dell'Italia – cioè il rapporto tra la somma del carico fiscale e contributivo sostenuti da un'impresa e i profitti – sia pari al 59,1%. In sostanza, è come se un'impresa pagasse 591 euro di tasse su 1.000 euro di profitti. Un fattore che, unito al costo del personale, agli affitti e alle spese generali dirette ed indirette e non ultimo al calo dei consumi, ha generato una crisi che è sotto gli occhi di tutti.

E si sbaglia chi pensa sia un problema dei soli commercianti. Basta fare un giro per le strade delle nostre città per accorgersi delle saracinesche abbassate, ma anche delle evidenti ricadute a livello non solo di mancati introiti per i Comuni - che, di conseguenza, avranno effetti anche sulla quantità e qualità dei servizi pubblici - ma anche di relazioni sociali, professionalità e servizio, sicurezza, illuminazione, pulizia e decoro, nonché decremento del valore degli immobili nei contesti urbani.
 
Vendita online, soluzioni e regolamentazioni a tutela dei dettaglianti
In questo quadro, va aggiunta la concorrenza sleale delle vendite online che esiste e viaggia su un canale preferenziale dal punto di vista della tassazione. In attesa di una soluzione globale, siamo molto soddisfatti per l'introduzione dal 1° gennaio 2020 in Italia della Web Tax, la «tassa sui servizi digitali» (fortemente sollecitata al Governo dalla nostra Confcommercio e richiesta da Federmoda), che introduce un'aliquota del 3% sui ricavi dell'anno precedente dei colossi del web che hanno almeno 750 milioni di fatturato globale e 5,5 milioni di euro di incassi derivanti dall'online in Italia. Ne beneficeranno anche le casse dello Stato dal momento che il gettito previsto già nel 2020 sarà di circa 710 milioni di euro. Ma non basta. È imprescindibile una regolamentazione del web per operare nel mercato con le stesse regole e proporzionalità di tassazione.
 
Quanto ai fenomeni percepiti come concorrenza sleale, va poi considerato che sempre più brand iniziano a vendere direttamente o attraverso marketplace online i propri prodotti. Secondo il 55% delle imprese della distribuzione questa situazione comporta una perdita significativa in termini di vendite. I prezzi applicati dai negozi multibrand di qualità sono dettati da listini dei produttori, con l'impossibilità – spesso addirittura contrattuale – di poter competere perché la formazione del prezzo al consumatore finale è data da un modello di business stabilito dai fornitori a monte del processo di vendita, mentre gli operatori commerciali sottostanno a regole contrattuali e di mercato nonché di leale concorrenza.
 
È evidente che chi produce e mette in vendita direttamente sul mercato dei prodotti potrà definire autonomamente i prezzi che magari non terranno conto semplicemente della qualità ma agiranno su altri fattori. Così come sono sempre più schizofreniche le politiche di pricing di brand e catene monomarca che vendono direttamente o indirettamente su outlet e online, senza chiara evidenza che si tratti di prodotti fuori produzione, che presentino lievi difetti non occulti, di fine serie, rimanenze di magazzino invendute relative almeno alla precedente stagione, prototipi/campionari. Basterebbe, come indicato in alcune leggi regionali, l'evidenza di idonea documentazione cui sia possibile risalire alla data dell'ultima serie prodotta o altra indicazione ad hoc. Ed i consumatori potrebbero avere maggior trasparenza attraverso un'etichetta.
 
Auspichiamo, in tal senso, che il Ministero dello Sviluppo Economico, che sta lavorando al progetto pilota “La Blockchain per la tracciabilità del Made in Italy”, con il supporto di IBM e la collaborazione di associazioni e aziende produttive della filiera del tessile italiano, vada a garantire anche la fase finale dedicata alla corretta informazione al consumatore sul tipo di acquisto effettuato e del negozio in cui è avvenuta la vendita, per un processo sempre più consapevole e trasparente. La tracciabilità con la tecnologia “blockchain” infatti garantisce informazioni sulla standardizzazione, l'immutabilità e l'autenticità di dati e documenti, la loro sicurezza.
 
… e alcuni consigli a tutela dei consumatori
Federazione Moda Italia - Confcommercio consiglia sempre di comprare nei negozi di fiducia: i negozi tradizionali, sotto casa, dove si possono trovare qualità e consigli su misura e anche controllare la presenza di prodotti della stagione e le relative variazioni di prezzo durante il periodo dei saldi o nelle promozioni.
 
A chi acquista sul web – quel consumatore che è più vulnerabile perché attratto esclusivamente da acquisti d'impulso dettati principalmente dalla convenienza del prezzo, anche se è risaputo che nessuno regala alcunché tantomeno online - consigliamo di prestare attenzione alle indicazioni sulle composizioni fibrose dei prodotti tessili e delle componenti delle calzature (presenti in etichetta e da riportarsi obbligatoriamente anche sui siti di vendita online) e agli estremi dei venditori che devono essere in evidenza on line anche al fine di avere risposte e garanzie sui prodotti in base alla legge in vigore in Italia e cioè il Codice del Consumo. Maggior tranquillità, in tal senso, si avrebbe se alle spalle di un'attività di e-commerce ci fosse un negozio fisico che può garantire maggiore trasparenza e fiducia anche nei rapporti di vendita sul web e per evitare di incorrere in incauti acquisti di prodotti magari contraffatti.
 
Ricordiamo, poi, che i resi rappresentano un vero problema delle vendite online in quanto la legge, a differenza di quanto avviene nei negozi fisici dove i capi si provano e si scelgono direttamente in store, prevede un tempo di 14 giorni per il ripensamento e il conseguente cambio dei prodotti acquistati esclusivamente sul web.
 
Multicanalità, una nuova opportunità per il dettaglio di moda
Se un buon 47% di negozi del settore si dichiara non interessato ad acquisire conoscenze digitali, la direzione che sta seguendo il mercato è comunque rappresentata dalla multicanalità.
 
Attualmente, però, in Italia il 36,2% delle aziende del dettaglio moda ha un sito internet e solo il 14,4% fa attività di e-commerce, principalmente attraverso il proprio sito web e, in parte, anche su marketplace. Più di un operatore su due (53,1%), per vendere online, utilizza esclusivamente il proprio sito di e-commerce, mentre il 21,7% utilizza esclusivamente marketplace; la principale motivazione che spinge ad utilizzare anche i siti aggregatori per vendere è la visibilità presso i consumatori finali. Va precisato, però, che fare e-commerce nella moda vuol dire attrezzarsi e organizzarsi in maniera professionale, prevedendo investimenti in risorse economiche ed anche umane. Fondamentale è dotarsi di un personale dedicato che si occupi delle informazioni, delle indicazioni obbligatorie sui prodotti (es. etichettatura dei prodotti tessili e delle calzature; degli estremi del merchant/venditore) e sui diritti di recesso, dell'evasione degli ordini, della gestione dei reclami e dei resi, che sappia parlare più lingue e che sappia gestire packaging, spedizioni e logistica. Per questo, come Federazione Moda Italia-Confcommercio siamo al fianco delle imprese per accompagnarle con percorsi di formazione su vendita assistita, marketing sensoriale, psicologia di vendita e neurovendita, vendere agli stranieri nei fashion store, visual merchandising, il negozio di moda nell'era di internet e la comunicazione social divenuta sempre più importante per il presente e per il futuro.
 
A proposito di comunicazione social, i numeri degli utenti sono più confortanti di quelli che possiedono un sito internet. Il 67,1% delle imprese commerciali del settore utilizza i social network, tra queste quasi il 97% ha una pagina Facebook e il 39,4% un profilo Instagram. Più marginale l'utilizzo di YouTube (2,6%), Twitter (2,1%), LinkedIn (1,7%) e Snapchat (1,1%). Il 38,5% aggiorna i contenuti almeno una volta a settimana.
C'è ancora tanto da lavorare… Per acquisire conoscenze digitali i dettaglianti di moda ricorrono principalmente ai consigli dell'esperto (22,3%), a corsi di formazione (21,2%), a fiere ed eventi (13,3%), a incontri informativi (6,7%), a libri e riviste specialistiche (5,9%).
In un'ottica di multicanalità che prevede un'evoluzione delle attività commerciali sia online che offline, è peraltro emblematico il fatto che, nonostante la crisi, ben il 78,7% delle aziende del dettaglio moda non abbia introdotto alcuna innovazione in store. Chi, invece, ha deciso di innovarsi ha puntato prevalentemente sulla profumazione d'ambiente (12,9%), le etichette elettroniche (7,2%), le piattaforme di programmazione di musica (5,2%), le etichette con il “QR Code” per fornire ai clienti maggiori informazioni sul prodotto (4,8%). Seguono le vetrine digitali, i magazzini flessibili, i sistemi di rilevazione dei flussi di persone avanti le vetrine, i sistemi di controllo degli accessi e dei movimenti all'interno del punto vendita, i light box con immagini di qualità fotografica retroilluminate con cornice/struttura in alluminio, e per ultimo i sistemi di CRM per personalizzare la vendita a clienti e fidelizzarli.
 
L'articolo è pubblicato su LINEA INTIMA EDIT http://www.lineaintima.net/it/magazine_detail/i_negozi_di_moda_nellera_di_internet-7296.html
Renato Borghi: bene il contrasto alla contraffazione del Nucleo AntiAbusivismo della Polizia Locale di Milano

19/01/2020

Renato Borghi: bene il contrasto alla contraffazione del Nucleo AntiAbusivismo della Polizia Locale di Milano

Il Presidente di FederModaMilano (Confcommercio Milano) e FederazioneModaItalia-Confcommercio, Renato Borghi, esprime soddisfazione e grande apprezzamento per l'azione condotta dal Nucleo Antiabusivismo della Polizia locale di Milano che ha portato al sequestro in un unico negozio della zona Paolo Sarpi di un “tesoro del tarocco” di 1.166 pezzi tra capi e accessori esposti e pronti per la vendita con tanto di etichette e loghi contraffatti: “Mi congratulo con il vicesindaco e assessore alla Sicurezza, Anna Scavuzzo, per l'importante operazione e per l'attenzione mostrata dal Comune di Milano al tema del rispetto della legalità ed alla lotta ad abusivismo e contraffazione. Secondo l'ultimo Rapporto 2018 del MISE, la contraffazione ha un valore di mercato di 7 miliardi e 208 milioni di euro ed i prodotti della moda sono quelli maggiormente interessati essendo al primo posto della speciale classifica per categoria merceologica: 2 miliardi e 386 milioni di euro è il fatturato del falso del solo comparto moda in Italia con una percentuale del 33,1% sull'intero fatturato. Inoltre la contraffazione rappresenta, soprattutto in momenti di crisi dei consumi, un'inaccettabile forma di concorrenza sleale come riconosciuto da un'indagine di Format Research per Federazione Moda Italia del maggio 2019 secondo la quale il 28% dei negozi di moda vede la contraffazione come un vero e proprio competitor”.
 
 

Milano: sequestrati mille capi d'abbigliamento contraffatti
Milano – Magliette, giacche, cappotti, vestiti. E ancora collane, bracciali, anelli e spille. Sono 1.166 i capi e gli accessori sequestrati dal Nucleo Antiabusivismo della Polizia locale in un unico negozio in zona Paolo Sarpi, la cui titolare è stata indagata per il reato di contraffazione. I capi d'abbigliamento e gli accessori esposti per la vendita erano infatti dotati di etichette e loghi contraffatti di alcuni tra i più famosi marchi di moda, tra cui Chanel, Gucci, Moncler, Valentino, Louis Vuitton, Fendi, Burberry, Dior, Bulgari, Balenciaga, Hermès, Yves Saint Laurent, Kenzo, Moschino, Prada. “Un'operazione importante – commenta il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Anna Scavuzzo – che dà un ulteriore segnale di attenzione da parte del Comune di Milano a esercenti e cittadini, a maggior ragione in un periodo di aumento degli acquisti come questo. Il settore della moda, dell'abbigliamento e della pelletteria è strategico: tuteliamo i compratori e le imprese oneste colpendo chi mette in commercio i falsi”. L'operazione del Nucleo Antiabusivismo è avvenuta durante un servizio in abiti civili e ha consentito di rinvenire anche diverse buste in plastica contenenti ciascuna decine di etichette degli stessi marchi, pronte per essere applicate ad altri articoli in vendita nel negozio. - (imprese-lavoro.com)
 
http://www.imprese-lavoro.com/2020/01/18/milano-sequestrati-mille-capi-dabbigliamento-contraffatti/ 
SALDI E VENDITE ON LINE, ISTRUZIONI PER LUSO: MASSIMO TORTI SEGRETARIO GENERALE DI FEDERAZIONE MODA ITALIA AL PROGRAMMA DI RAI3  FUORI TG

15/01/2020 15.44.08

SALDI E VENDITE ON LINE, ISTRUZIONI PER L'USO: MASSIMO TORTI SEGRETARIO GENERALE DI FEDERAZIONE MODA ITALIA AL PROGRAMMA DI RAI3 FUORI TG

A quasi due settimane dall'avvio dei saldi invernali, il Segretario Generale di Federazione Moda Italia - Confcommercio, Massimo Torti, è intervenuto in diretta al Programma di Rai3 "Fuori TG", condotto da Maria Rosaria De Medici, con l'altra ospite, Renza Barani, Vice Presidente di Federconsumatori, alle ore 12.25 del 15 gennaio 2020. 
 
 
Nel suo intervento, MAssimo Torti, ha risposto che secondo i dati dell'indagine del 2019 sul dettaglio moda condotta da Format Research per Federazione Moda Italia – Confcommercio, pressione fiscale (82%) e burocrazia (67,1%),ma anche la concorrenza sleale delle catene (57%) e dei colossi del web (51%) sono i principali fattori della crisi dei negozi al dettaglio moda e/o di ostacolo alla loro crescita.
 
Una crisi che è sotto gli occhi di tutti e si sbaglia chi pensa sia un problema dei soli commercianti.
 
Basta fare un giro per le strade delle nostre città per accorgersi delle saracinesche abbassate e delle ricadute a livello di:
  1. mancati introiti per i Comuni che di conseguenza avranno effetti anche sui servizi delle Amministrazioni
  2. relazioni sociali
  3. professionalità e servizio
  4. sicurezza
  5. illuminazione
  6. pulizia e decoro.    
 
L'ultimo Rapporto della Banca Mondiale evidenzia come il “Total Tax Rate” dell'Italia – cioè il rapporto tra la somma del carico fiscale e contributivo sostenuti da un'impresa ed i profitti – sia pari al 59,1%. In sostanza, secondo il Rapporto, un'impresa paga 591 euro di tasse su 1.000 euro di profitti.
 
La concorrenza sleale delle vendite online esiste e viaggia su un canale preferenziale dal punto di vista della tassazione che va regolamentato. Per il momento, in attesa di una soluzione globale, siamo molto soddisfatti per l'introduzione dal 1° gennaio 2020 in Italia della WEB TAX, la «tassa sui servizi digitali»  (fortemente sollecitata  al Governo dalla nostra CONFCOMMERCIO e richiesta da FEDERMODA), che introduce un'aliquota del 3% sui ricavi dell'anno precedente dei colossi del web che hanno almeno 750 milioni di fatturato globale e 5,5 milioni di euro di incassi derivanti dall'online in Italia. Del resto ne beneficeranno anche le casse dello Stato dal momento che il gesttito previsto già nel 2020 sarà di circa 710 milioni di euro.
 
È comunque più che necessaria una regolamentazione del web per operare nel mercato con le stesse regole.
 
In relazione alla domanda sulla formazione del prezzo al consumatore finale, il Segretario Generale di Federazione Moda Italia, Massimo Torti, ha sottolineato che i prezzi applicati dai negozi multibrand di qualità sono dettati da listini dei produttori. Quindi la formazione del prezzo è data da un modello di business stabilito dai fornitori a monte del processo di vendita, mentre gli operatori commerciali sottostanno a regole di mercato e di leale concorrenza. È evidente che chi produce e mette in vendita direttamente sul mercato dei prodotti potrà definire autonomamente i prezzi che magari non terranno conto semplicemente della qualità ma agiranno su altri fattori. Quello che Federazione Moda Italia - Confcommercio  consiglia – che tra l'altro è stato detto anche durante il servizio andato in onda – è di comprare nei negozi di fiducia, quelli abituali, quelli sotto casa, quelli tradizionali, dove si può controllare il prezzo e vedere effettivamente quale sia la variazione durante il periodo dei saldi o nelle promozioni.
 
Altro consiglio utile a chi acquista sul web - ed è più vulnerabile perché attratto esclusivamente dal prezzo, ma è risaputo che nessuno regala alcunché tantomeno online - è di prestare attenzione alle composizioni fibrose dei prodotti tessili e delle componenti delle calzature (indicate nelle etichette) e agli estremi dei venditori on line anche al fine di avere garanzie sui prodotti previste dalla legge (in Italia dal Codice del Cosnumo). Maggior tranquillità, in tal senso, si avrebbe se alle spalle di un'attività di e-commerce ci fosse un negozio fisico che può garantire maggiore trasparenza e fiducia anche nei rapporti di vendita sul web e per i cambi e resi. Ricordiamo, poi, che i resi rappresentano un vero problema delle vendite online in quanto la legge, a differenza di quanto avviene nei negozi fisici dove i capi si provano e si scelgono direttamente in store, prevede un tempo di 14 giorni per cambiare i prodotti acquistati esclusivamente sul web.

La direzione che sta seguendo la moda è comunque rappresentata dalla multicanalità. Attualmente in Italia il 36,2% delle aziende del dettaglio moda ha un sito internet e solo il 14,4% fa attività di e-commerce, principalmente attraverso il proprio sito web ed in parte anche su marketplace.
 
Va precisato, però, che fare e-commerce nella moda vuol dire comunque attrezzarsi ed organizzarsi in maniera professionale, prevedendo risorse che si occupino delle informazioni, dell'evasione degli ordini, sappiano parlare più lingue, gestiscano packaging e logistica, ecc…
 
Per questo, come Federazione Moda Italia-Confcommercio siamo al fianco delle imprese per accompagnarle con percorsi di formazione su vendita assistita, marketing sensoriale e neurovendita, vendere agli stranieri nei fashion store, visual merchandising, il negozio di moda nell'era di internet e la comunicazione social divenuta sempre più importante per il presente e per il futuro.
 
La trasmissione può essere vista su