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SALDI E VENDITE ON LINE, ISTRUZIONI PER LUSO: MASSIMO TORTI SEGRETARIO GENERALE DI FEDERAZIONE MODA ITALIA AL PROGRAMMA DI RAI3  FUORI TG

15/01/2020 15.44.08

SALDI E VENDITE ON LINE, ISTRUZIONI PER L'USO: MASSIMO TORTI SEGRETARIO GENERALE DI FEDERAZIONE MODA ITALIA AL PROGRAMMA DI RAI3 FUORI TG

A quasi due settimane dall'avvio dei saldi invernali, il Segretario Generale di Federazione Moda Italia - Confcommercio, Massimo Torti, è intervenuto in diretta al Programma di Rai3 "Fuori TG", condotto da Maria Rosaria De Medici, con l'altra ospite, Renza Barani, Vice Presidente di Federconsumatori, alle ore 12.25 del 15 gennaio 2020. 
 
 
Nel suo intervento, MAssimo Torti, ha risposto che secondo i dati dell'indagine del 2019 sul dettaglio moda condotta da Format Research per Federazione Moda Italia – Confcommercio, pressione fiscale (82%) e burocrazia (67,1%),ma anche la concorrenza sleale delle catene (57%) e dei colossi del web (51%) sono i principali fattori della crisi dei negozi al dettaglio moda e/o di ostacolo alla loro crescita.
 
Una crisi che è sotto gli occhi di tutti e si sbaglia chi pensa sia un problema dei soli commercianti.
 
Basta fare un giro per le strade delle nostre città per accorgersi delle saracinesche abbassate e delle ricadute a livello di:
  1. mancati introiti per i Comuni che di conseguenza avranno effetti anche sui servizi delle Amministrazioni
  2. relazioni sociali
  3. professionalità e servizio
  4. sicurezza
  5. illuminazione
  6. pulizia e decoro.    
 
L'ultimo Rapporto della Banca Mondiale evidenzia come il “Total Tax Rate” dell'Italia – cioè il rapporto tra la somma del carico fiscale e contributivo sostenuti da un'impresa ed i profitti – sia pari al 59,1%. In sostanza, secondo il Rapporto, un'impresa paga 591 euro di tasse su 1.000 euro di profitti.
 
La concorrenza sleale delle vendite online esiste e viaggia su un canale preferenziale dal punto di vista della tassazione che va regolamentato. Per il momento, in attesa di una soluzione globale, siamo molto soddisfatti per l'introduzione dal 1° gennaio 2020 in Italia della WEB TAX, la «tassa sui servizi digitali»  (fortemente sollecitata  al Governo dalla nostra CONFCOMMERCIO e richiesta da FEDERMODA), che introduce un'aliquota del 3% sui ricavi dell'anno precedente dei colossi del web che hanno almeno 750 milioni di fatturato globale e 5,5 milioni di euro di incassi derivanti dall'online in Italia. Del resto ne beneficeranno anche le casse dello Stato dal momento che il gesttito previsto già nel 2020 sarà di circa 710 milioni di euro.
 
È comunque più che necessaria una regolamentazione del web per operare nel mercato con le stesse regole.
 
In relazione alla domanda sulla formazione del prezzo al consumatore finale, il Segretario Generale di Federazione Moda Italia, Massimo Torti, ha sottolineato che i prezzi applicati dai negozi multibrand di qualità sono dettati da listini dei produttori. Quindi la formazione del prezzo è data da un modello di business stabilito dai fornitori a monte del processo di vendita, mentre gli operatori commerciali sottostanno a regole di mercato e di leale concorrenza. È evidente che chi produce e mette in vendita direttamente sul mercato dei prodotti potrà definire autonomamente i prezzi che magari non terranno conto semplicemente della qualità ma agiranno su altri fattori. Quello che Federazione Moda Italia - Confcommercio  consiglia – che tra l'altro è stato detto anche durante il servizio andato in onda – è di comprare nei negozi di fiducia, quelli abituali, quelli sotto casa, quelli tradizionali, dove si può controllare il prezzo e vedere effettivamente quale sia la variazione durante il periodo dei saldi o nelle promozioni.
 
Altro consiglio utile a chi acquista sul web - ed è più vulnerabile perché attratto esclusivamente dal prezzo, ma è risaputo che nessuno regala alcunché tantomeno online - è di prestare attenzione alle composizioni fibrose dei prodotti tessili e delle componenti delle calzature (indicate nelle etichette) e agli estremi dei venditori on line anche al fine di avere garanzie sui prodotti previste dalla legge (in Italia dal Codice del Cosnumo). Maggior tranquillità, in tal senso, si avrebbe se alle spalle di un'attività di e-commerce ci fosse un negozio fisico che può garantire maggiore trasparenza e fiducia anche nei rapporti di vendita sul web e per i cambi e resi. Ricordiamo, poi, che i resi rappresentano un vero problema delle vendite online in quanto la legge, a differenza di quanto avviene nei negozi fisici dove i capi si provano e si scelgono direttamente in store, prevede un tempo di 14 giorni per cambiare i prodotti acquistati esclusivamente sul web.

La direzione che sta seguendo la moda è comunque rappresentata dalla multicanalità. Attualmente in Italia il 36,2% delle aziende del dettaglio moda ha un sito internet e solo il 14,4% fa attività di e-commerce, principalmente attraverso il proprio sito web ed in parte anche su marketplace.
 
Va precisato, però, che fare e-commerce nella moda vuol dire comunque attrezzarsi ed organizzarsi in maniera professionale, prevedendo risorse che si occupino delle informazioni, dell'evasione degli ordini, sappiano parlare più lingue, gestiscano packaging e logistica, ecc…
 
Per questo, come Federazione Moda Italia-Confcommercio siamo al fianco delle imprese per accompagnarle con percorsi di formazione su vendita assistita, marketing sensoriale e neurovendita, vendere agli stranieri nei fashion store, visual merchandising, il negozio di moda nell'era di internet e la comunicazione social divenuta sempre più importante per il presente e per il futuro.
 
La trasmissione può essere vista su