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LEGGE SUGLI OUTLET

Dopo la legge regionale n. 63 del 28 novembre 2011, che ha definito e regolamentato gli outlet in Toscana, la Regione ha pubblicato sul Bollettino Ufficiale del 10 aprile 2013 la legge regionale n. 13 del 5 aprile 2013 “Disposizioni in materia di commercio in sede fissa e di distribuzione di carburanti. Modifiche alla l.r. 28/2005 e alla l.r. 52/2012” che prevede tra l'altro che “Le merci poste in vendita in outlet recano il solo prezzo finale di vendita, tranne che nelle ipotesi di vendite straordinarie e promozionali, cui si applicano gli articoli da 88 a 96.”.

La Regione Veneto ha approvato la Legge regionale n. 50 del 28 dicembre 2012 pubblicata sul Bollettino Ufficiale Regionale del Veneto n. 110 del 31 dicembre 2012 sulle “Politiche per lo sviluppo del sistema commerciale nella regione del Veneto” che prevede all'art. 3 la definizione di outlet e di temporary store.  Secondo la recente legge regionale, per outlet si intende la “forma di vendita al dettaglio secondo cui le aziende produttive, in locali diversi dal luogo di produzione, pongono in vendita direttamente o indirettamente l'invenduto, la produzione in eccesso, la fine serie, i prodotti fallati, i campionari o apposita linea di produzione”; i temporary store sono una “forma di vendita al dettaglio che consente l'utilizzo temporaneo dei locali anche da parte delle aziende di produzione di beni o di servizi interessate alla vendita diretta dal produttore al consumatore e alla promozione del proprio marchio”.  Nel corso dell'Assemblea di Federazione Moda Italia del 25 marzo scorso, il Presidente di Federazione Moda Italia, Renato Borghi, ha manifestato forti perplessità per il contenuto del dispositivo del Veneto sugli outlet, in quanto la denominazione outlet favorirebbe di fatto una concorrenza sleale da parte dei produttori, prevedendo la vendita negli outlet di un'apposita linea di produzione. Il Presidente Borghi ha infatti richiamato l'attenzione dei Presidenti di Federazione Moda Italia delle province italiane a relazionarsi con le Associazioni provinciali e regionali del Sistema Confcommercio affinché possa essere portata all'attenzione delle Istituzioni regionali di riferimento una  proposta di denominazione e regolamentazione degli outlet (intesi come medie e grandi strutture) che preveda la vendita al dettaglio gestita direttamente od in forma indiretta, da parte di produttori titolari del marchio, di prodotti non alimentari, di fabbricazione anteriore di almeno dodici mesi all'inizio della vendita dimostrabile da idonea documentazione relativa alla merce, di fine serie, in eccedenza di magazzino, prototipi, o presentino lievi difetti non occulti di produzione, effettuata in esercizi commerciali a ciò appositamente individuati.

Dopo la Regione Toscana, anche il Piemonte raccoglie la sempre più sentita esigenza di dare una definizione agli Outlet e a ciò che possono vendere. In particolare, la Legge regionale 18 dicembre 2012, n. 15 del Piemonte "Ulteriori modifiche della legge regionale 12 novembre 1999, n. 28 (Disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte, in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114) ha inserito anche una serie di nuove disposizioni volte a regolamentare l'utilizzo del termine “Outlet” nelle comunicazioni e nella pubblicità commerciale, prevedendo all'art. 5 l'inserimento di un articolo ad hoc sulle “Vendite con denominazione outlet”. Tra gli aspetti positivi della normativa, ricordiamo che per outlet si intende, tra l'altro, la vendita al dettaglio, da parte di produttori titolari del marchio o di imprese commerciali, di prodotti non alimentari, che siano stati prodotti almeno dodici mesi prima dell'inizio della vendita, dimostrabile da idonea documentazione relativa alla merce, che siano di fine serie, in eccedenza di magazzino, o prototipi, o che presentino lievi difetti non occulti di produzione, effettuata in esercizi commerciali a ciò appositamente individuati. La denominazione di outlet è impiegata nelle insegne, nelle ditte e nei marchi propri degli esercizi che svolgono la vendita in outlet e nella relativa pubblicità. Alla vendita con denominazione outlet si applicano le norme inerenti la disciplina dei prezzi, le vendite straordinarie e promozionali. Sono previste importanti sanzioni sulla denominazione di outlet al di fuori dei casi previsti nella definizione (da € 6.000 a € 30.000 con sospensione dell'attività di vendita per un massimo di trenta giorni, in caso di reiterazione) e sulla vendita di prodotti diversi da quelli indicati espressamente e sulla violazione delle norme su vendite straordinarie e promozioni  (da € 4.000 a € 30.000 con sospensione dell'attività di vendita per un massimo di trenta giorni, in caso di reiterazione). La legge regionale piemontese prevede che potranno chiamarsi outlet anche quelli che possono definirsi spacci aziendali con locali adiacenti alla produzione (su questo punto si manifesta più di qualche perplessità, visto che gli spacci sono già definiti dal Decreto Bersani in maniera esaustiva).  Si ricorda che Federazione Moda Italia è a disposizione delle Associazioni provinciali per studiare insieme percorsi di normative regionali sempre più confacenti agli interessi dei Soci e che, di seguito, è a disposizione una proposta di legge avanzata da Federazione Moda Italia per definire e regolamentare gli Outlet nelle disposizioni regionali.

Il 28 novembre 2011 con legge regionale n. 63, la Regione Toscana ha approvato una legge regionale sugli outlet sulla falsariga della proposta di legge a suo tempo avanzata dalla Federazione Moda Italia a livello nazionale.
E' un primo e fondamentale passaggio per la definizione di questo tipo di attività.
La legge regionale prevede che potranno chiamarsi outlet solo gli spacci aziendali con locali adiacenti alla produzione (su questo punto avremmo qualche dubbio, visto che gli spacci sono già definiti dal Decreto Bersani), ma anche i punti vendita (vicinato, media, grande struttura di vendita o centro commerciale) di produttori titolari del marchio o di imprese commerciali che propongano capi di almeno dodici mesi, dimostrabile da idonea documentazione relativa alla merce, di fine serie, in eccedenza di magazzino, prototipi, o presentino lievi difetti non occulti di produzione.
Negli outlet viene impedito l'uso del doppio prezzo al di fuori dei saldi o delle vendite promozionali.
Sono previste sanzioni per l'utilizzo improprio della denominazione di outlet (sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 30.000 euro ed in caso di reiterazione, l'attività di vendita è sospesa per un periodo da dieci a trenta giorni) e la violazione delle norme sui prezzi, le vendite straordinarie e promozionali (sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 30.000 euro. In caso di reiterazione, l'attività di vendita è sospesa per un periodo da dieci a trenta giorni).